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Comunicato stampa - Incontro fondatori Argi

20 giugno 2008 - Un incontro con alcuni dei fondatori dell’associazione, per ripercorrere insieme le tappe principali della sua storia.
Incontro fondatori Argi
1983 - 2008
Un incontro con alcuni dei fondatori dell’associazione,
per ripercorrere insieme le tappe principali della sua storia.
 
Dopo 25 anni dal primo incontro, si sono ritrovati nella stessa storica sede della DG Vianini, a Milano, in via Solferino 18, coloro che per primi ebbero l’idea di dar vita ad un’associazione che rappresentasse i distributori  italiani di macchine per l’industria grafica prodotte all’estero.
 
A capotavola il padrone di casa, Franco Brambilla, presidente della DG Vianini che, pur avendo dovuto rinunciare a un ruolo operativo per motivi di età e di salute, ricorda i suoi numerosi interessi culturali – pittura, numismatica, filatelia – affiancati da una sempre viva fede nerazzurra; accanto a lui siede il figlio Giorgio, amministratore delegato dell’azienda, recentissimamente nominato Presidente Argi, nel segno della grande continuità che caratterizza questa associazione. 
 
Attorno al tavolo troviamo poi:
Riccardo Beretta, storico primo presidente Argi, di cui per ben 18 anni è stato l’anima e la guida; Franco Brambilla, il primo vice-presidente, Franco Nascimbeni, il primo segretario, che assieme a Beretta hanno “inventato” l’Argi; Rosario Marinoni che, associatosi tra i primi, fa ancora oggi parte dell’associazione e siede nel Consiglio Direttivo.
Se è inevitabile che tra i partecipanti serpeggi un poco di nostalgia per  il tempo passato – tutti e quattro parlano delle Drupa degli anni 50 - colpiscono d’altro canto l’attualità dei temi che vengono trattati, la soddisfazione per quello che si è riusciti a fare, gli interessanti spunti e suggerimenti per quello che si potrà fare in futuro. Sono cambiate molte cose nel panorama delle arti grafiche italiane, ma i principi e gli obiettivi che hanno guidato l’associazione restano di sorprendente attualità.
 
Argi fu fondata davanti a un notaio milanese il 6 giugno 1983.
L’evoluzione delle tecnologie impiegate nel settore aveva portato a un consistente impiego di macchine di produzione straniera e l’esigenza di coordinarsi, per tutelare se stessi ed il proprio mercato di riferimento, si faceva sentire.
L’occasione nacque dalla necessità di dialogare con gli organizzatori delle Fiere di Settore, per cercare di renderle  più rispondenti alle esigenze del momento,
sia come frequenza che come impostazione. Fu una partenza un po’ da carbonari, che sicuramente destò qualche sospetto: furono più diffidenti le altre organizzazioni mentre il mercato seppe per primo percepirne l’utilità; presto ogni riserva fu cancellata e si videro i primi risultati positivi.
Non solo fu possibile adeguare il calendario delle manifestazioni di settore, ma si lavorò subito per risolvere altri problemi.  
 
In quel periodo entravano in Italia molte macchine straniere usate, rigenerate senza alcuna garanzia, allettanti per il loro prezzo ma spesso non rispondenti alle aspettative degli acquirenti, che a volte dovevano subirne i danni.
 
Si decise quindi che potessero fare parte di Argi solo coloro che commerciavano macchine nuove o usate della stessa marca (di cui naturalmente era garantito adeguato know-how) e che in Grafitalia non potessero essere esposte macchine usate. Oltre agli associati Argi ne trassero vantaggio l’immagine della fiera, più improntata all’innovazione tecnologica, e il mercato più protetto dall’invasione di prodotti di scarto stranieri.
Ottenere questi risultati non fu facile, e si deve alla personalità dell’avvocato Beretta, con il suo carisma e la sua capacità di mediazione, se Argi ottenne da subito questi risultati.
 
Il terzo tema che si pose presto all’attenzione degli associati fu quello della conoscenza del mercato in cui si operava.
Fu un notevole salto di qualità, che diede un’immediata impronta di modernità al modo di fare associazione di Argi.
In tempi in cui le indagini di mercato non andavano ancora di moda e non c’erano gli attuali strumenti informatici che aiutano la raccolta e l’ elaborazione dei dati, gli associati Argi si impegnarono a comunicare a ogni inizio anno i dati consolidati relativi al proprio venduto dell’anno appena concluso, costruendo così una fotografia del mercato totale.
 
È facile da capire come la premessa essenziale di questa iniziativa fosse una sola: lealtà e comunanza di interessi con gli altri associati, anche se concorrenti. Nessun limite alla quotidiana battaglia sul mercato, ma trasparenza e lealtà quando si affrontano temi di etica e di interesse comune.
Nacquero così, per rispondere alle esigenze più sentite, le commissioni che ancora oggi, con persone e mezzi mutati, operano attivamente in Argi: la Commissione Fiere, la Commissione Analisi di Mercato e la Commissione Contrattualistica. Quest’ultima produsse un modello di contratto che, ferma restando la libertà di applicare le condizioni di vendita decise da ogni azienda associata, provvedesse a garantire adeguatamente venditore e compratore.
Ed è dimostrazione di grande continuità di intenti se oggi Argi sta producendo uno strumento per valutare il ritorno sugli investimenti, volto a proteggere venditore e compratore da investimenti sbagliati.
 
L’avvocato Beretta ha guidato Argi per ben 18 anni, fino a quando ha deciso di non ricandidarsi alla presidenza, per lasciare spazio ad un rinnovamento dell’associazione.
Gli è succeduto l’Ing. Giuseppe Baggi, che ha mantenuto l’incarico per 6 anni, il massimo consentito dal nuovo regolamento.
Durante la presidenza Baggi, Argi ha rinnovato la propria struttura: Baggi, manager della filiale italiana di una multinazionale del settore ha dovuto adeguare l’associazione a una realtà in forte cambiamento: ha dovuto far convivere le più piccole aziende distributrici di macchine straniere, con filiali italiane di grandi multinazionali, sempre meno autonome e più globalizzate; ha dovuto far convivere imprenditori e manager; ha dovuto far convivere gli interessi di associati impegnati in settori in velocissima evoluzione con quelli di altri, impegnati in settori più statici. 
Il metodo di Baggi, coerente con la sua cultura aziendale, è stato quello della delega. Per attuarlo ha dapprima dotato Argi di una struttura stabile: un direttore, una segretaria e da ultimo anche un’addetta alla comunicazione.
Ha promosso la delega anche nei confronti degli Associati, analizzando le decisioni da prendere con il Consiglio Direttivo e trasferendo il ruolo operativo alle commissioni, composte non più solo dai rappresentanti delle aziende associate, ma anche da esperti in tematiche  che venivano di volta in volta trattate. – Tutto ciò naturalmente senza abbandonare la sua funzione di controllo e di mediazione, che lo ha visto sempre presente in ogni aspetto della via associativa.
Baggi ha lasciato il testimone in questi giorni a Giorgio Brambilla, che riassume in sé entrambe le caratteristiche di imprenditore e di manager e che quindi è certamente molto adatto a coniugare le diverse esigenze degli associati.
 
Abbiamo voluto concludere il nostro incontro parlando del futuro:
da tutti e quattro è emersa in primo luogo la soddisfazione per la lunga vita di Argi; forse all’inizio sarebbero stati in pochi a crederci.
Unanimemente però hanno espresso la convinzione che il merito sia stato dello spirito che li ha animati quando è nata Argi, lealtà nella concorrenza e verso il mercato e che la condizione perché il lavoro di Argi prosegua è che questo si mantenga nel tempo. Comportamenti sleali provocano danni a volte non rimediabili, che si ritorcono verso tutto il settore, andando a detrimento di tutti e costituendo un pessimo esempio anche nei confronti della clientela.
Il secondo aspetto che è emerso è il suggerimento per Giorgio Brambilla di lavorare a fianco delle altre associazioni del settore per scambiarsi informazioni, per confrontare le diverse esigenze, per affrontare insieme istanze comuni.